Intervento postato da me per Willy61 su: http://www.opsonline.it/forum/psicologia-3d/mobbing-ci-piace-lavorare-59128.html .La flessibilità che ci viene continuamente richiesta oggi non è altro che l'escamotage che i vertici aziendali hanno adottato per manipolarci meglio: a tal proposito rimando al discorso della sindacalista CGIL all'interno del film di Francesca Comencini "Mobbing - Mi piace lavorare" (anche se molto ci sarebbe da dire anche sull'operato delle organizzazioni che presuntamente dovrebbero tutelare i lavoratori), un film che reputo molto interessante perchè capace di disegnare impeccabilmente l'incrociarsi del destino di una donna che tende a subire passivamente i colpi che la vita le ha inferto e quello di un'azienda che si deve "svecchiare" nelle procedure e nell'assetto, recidendo i rami secchi del personale (i veterani abituati a non sacrificare la qualità alla mole di lavoro esaudito, abituati a trattare in un certo modo con i clienti), accelerando i tempi di lavorazione di tutti i dipendenti attraverso una sfiancante opera di lavorio ai fianchi (alcuni operai vengono fatti cronometrare e, se non rispettano i tempi prestabiliti, ricevono una lettra di richiamo per negligenza, arrivati alla quarta lettera scatta il licenziamento) etc. etc.
Anna la protagonista viene spostata di mansione in mansione perchè considerata l'anello debole nell'azienda: una mattina qualunque si reca in ufficio e trova un'altra persona al posto suo, collocata lì dal nuovo responsabile del personale, che senza fare troppi complimenti la liquida dicendole: "Se vuoi ti aiuto a portare via la tua roba...".. Si, ma dove? Anna resta infatti senza una postazione fissa, demansionata da responsabile della contabilità ad addetta all'archivio contabile, costretta ad arrangiarsi con mezzo metro di postazione "in comune" con altri dipendenti in cui il computer neanche funziona; il suo nuovo capo le chiede di fare con una certa urgenza dei compiti denigranti ma che lui definisce di "altissima responsabilità", peccato che lei non possa farlo perchè non ha nemmeno un computer funzionante! Così nell'indifferenza dei colleghi che ormai evitano di sederle accanto persino durante la pausa pranzo, Anna compie la sua discesa negli inferi ritrovandosi infine seduta accanto alla fotocopiatrice ad annotare chi fa le fotocopie, perchè le fa e quanti fogli usa. Nicoletta Braschi caratterizza perfettamente un personaggio bloccato, incapace di reagire anche quando scopre palesemente l'ordito della trama in opera nei suoi confronti, una donna sola con una bambina piccola da mantenere, una donna che deve arrivare alla fine del mese con uno stipendio che non sempre può bastare, una donna che la sera si addormenta con i vestiti addosso non appena poggia la testa sul cuscino e con la figlia accanto a raccontarle le favole della "buonanotte mamma anche stasera a pezzi??".

Emblematici due discorsi che non riporto alla lettera:
N. Braschi al responsabile del personale che le ha appena cambiato lavoro demansionandola ad un'occupazione inferiore: "Un cambiamento di mansione? Perchè? Non ne vedo il motivo...Ho fatto sempre bene il mio lavoro, mi piace lavorare. Conosco tutti i fornitori e i clienti, si fidano di me, sanno che devono rivolgersi a me...Perché?".
Risposta del responsabile del personale: "Signora Anna sono in corso cambiamenti epocali per la nostra azienda, dobbiamo aumentare il fatturato, la mentalità dell'azienda è troppo arretrata per essere al passo con i tempi moderni..."
La Sindacalista della CGIL: "Oggi le aziende agiscono all'insegna della flessibilità...Vi chiedono flessibilità... Oggi siete qui domani non potete saperlo...Potreste essere trasferiti in un altro reparto, addirittura in un altra città...Le vostre competenze non sono più adeguate...Non interessa a nessuno se avete una famiglia, dei figli dai quali non potete separarvi...Flessibilità è la parola d'ordine!"

E' proprio così Willy, flessibilità in un paese che non ha nè i mezzi, nè le capacità adattive, nè il benessere economico, nè innumerevoli possibilità lavorative, per sostenerlo..flessibilità su persone che hanno una mentalità del tipo: "Questo è il mio lavoro fino alla vigilia della pensione"... flessibilità su persone che non hanno una famiglia alle spalle in grado di mantenerle nei periodi di inattività tra un lavoretto e l'altro...La flessibilità non è questo "meraviglioso saltellare da un'occupazione all'altra in un'ottica di continuità e con la preziosa possibilità di crearci nuove competenze che ci fanno crescere professionalmente" come ci hanno fatto credere, flessibilità sono lavori sfiancanti di 1/2/3/4/5/6 mesi al massimo per i quali dobbiamo pure dire "Grazie", per i quali le aziende percepiscono un contributo statale con i corsi di formazione che organizzano, per i quali non è prevista la maturazione di ferie, malattie, permessi pagati, per i quali non godi di nessun tipo di tutela giuridica e umana e, soprattutto, per i quali non maturi alcun tipo di previdenza contributiva realmente utile...Spesso il Mobbing non si ha nemmeno il tempo di percepirlo o metterlo in pratica in questi casi. Il problema è quando la flessibilità invade indiscriminatamente ambienti lavorativi già collaudati da un pezzo e sradica le vite dalle loro scrivanie e dalle loro consuete procedure... Ho paura per il futuro, tanta e ringrazio il cielo di avere la mia famiglia accanto.

Cari Saluti
Ale G

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