Le conseguenze per il mobbizzato “Fattori di natura personale associati al contesto sociale ed economico in cui opera la vittima, possono contribuire a renderla più o meno vulnerabile agli attacchi ripetuti del mobber”. H.Ege, sempre sulla scia della sua teorizzazione del concetto di “guerra sul lavoro”, ha elaborato un’interessante analogia tra la sintomatologia espressa nel Mobbing, soprattutto nella fase finale del processo, e quella manifestata dai reduci del Vietnam: “le difficoltà di relazione e di reinserimento nella società da parte di questi ultimi sono simili alle difficoltà sociali e di reintegro in nuovi contesti professionali affrontati dalle vittime del Mobbing”. La guerra può produrre nevrosi tipiche i cui effetti sono rappresentati da: “disturbi vegetativi, sensoriali, motori e soprattutto psicologici, quali l’irritabilità, gli stati ansiosi, la riduzione delle disposizioni affettive, una sfiducia di base ed una concezione di sé rispetto al mondo alterata”; nel Mobbing “la guerra è psicologica, logora i nervi e distrugge lentamente l’individuo: non si combatte con le armi, non si muore materialmente ma il proprio equilibrio psichico è gravemente compromesso”. La sofferenza arrecata alla vittima dalla natura dei comportamenti adottati nel Mobbing, è di certo amplificata dalla frequenza delle vessazioni e degli intrighi e dai fattori contestuali legati alle dinamiche di potere e alle interazioni umane. Inoltre, il ruolo centrale del lavoro nella realizzazione personale di un individuo, rende ancora più difficile per il mobbizzato tollerare i maltrattamenti che, costretto a subire, minano irreversibilmente un sistema interiore di valori consolidatosi in lui già da tempo. Alla base del Mobbing compaiono evidenti sentimenti distruttivi per cui, la vittima del Mobbing, sarà costretta a subire conseguenze di una certa entità, principalmente su un piano economico, sociale, psichico e medicoPer quanto riguarda le difficoltà economiche, le conseguenze sullo stato psicofisico della vittima, comportano la necessità per la stessa di sottoporsi a visite mediche specialistiche, cure farmacologiche e sedute psicanalitiche molto costose; inoltre, qualora il Mobbing sfoci nella perdita del posto di lavoro, il venir meno per la vittima della retribuzione fissa mensile percepita di consueto, indispensabile per la sopravvivenza sua e dei suoi congiunti non indipendenti economicamente, alimenterebbe in lei un devastante senso di impotenza e di umiliazione.Le conseguenze sociali, invece, sussistono nel crollo della propria immagine sociale e nella perdita di colleghi, collaboratori o amici, stanchi di sopportare l’umore depressivo della vittima; difatti oltre alle difficoltà di comunicazione che si trova ad affrontare il mobbizzato sul luogo di lavoro, un luogo divenuto ormai per lui ostile e minaccioso, sembrano pesare in maniera determinante anche i problemi relazionali all’interno della famiglia: “nido un tempo sicuro e confortevole tramutatosi a sua volta in un luogo nemico che rigetta un suo componente fondamentale per difendersi da esso”. Il fenomeno del “doppio Mobbing”, elaborato da H.Ege e già trattato precedentemente, evidenzia come la famiglia sostenga inizialmente il mobbizzato per poi abbandonarlo al suo destino, una volta che le sue stesse energie siano esaurite; l’intero mondo relazionale della vittima è coinvolto: il mobbizzato crede di essere marchiato a vita da un’onta indelebile che risalterà agli occhi di chiunque come un segno distintivo del suo vissuto personale, la convinzione di essere lui stesso la causa dei suoi mali comporta una perdita totale dell’autostima e delle aspettative di successo nei rapporti interpersonali e, questi due fattori, lo portano a ripiegarsi su se stesso isolandosi totalmente. Inoltre, secondo lo studioso H.Leymann, le vittime avrebbero anche scarse possibilità di reinserirsi professionalmente in quanto: “gli antecedenti sono visibili sul curriculum vitae e diviene difficile per la vittima nascondere le tracce del trattamento impostogli e le conseguenze psichiche che lo hanno riguardato”.In merito alle conseguenze psichiche e mediche, la vittima di Mobbing presenta una lunga serie di disturbi, somatizzazioni e malattie che spesso diventano cronici ed irreversibili. I danni alla salute consistono usualmente in: sintomi da pressione psicologica (mal di testa, svenimenti, capogiri), difficoltà di memoria o di concentrazione, disturbi del sonno, problemi delle funzioni gastriche e digestive, dolori muscolari, sintomi di nervosismo, depressione, ansia ed attacchi di panico.
Gli effetti sono quelli tipici del PTSD (disturbo post traumatico da stress) e DDA (disturbo dell’adattamento):
- il PTSD è definito nel DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali) come: “variante dei disturbi d’ansia caratterizzato dalla sperimentazione di uno stato d’animo di particolare risonanza affettiva evocato da eventi estremamente traumatizzanti di cui il soggetto sia vittima, testimone o da cui risulti comunque coinvolto (lutto, aggressione violenta, calamità naturali, disastri stradali, ferroviari, Mobbing, etc.). La sintomatologia si caratterizza per l’esistenza di un ricordo invasivo, un flashback, attraverso il quale un soggetto rivive l’evento traumatizzante accompagnato da attenuazione della responsività, da ridotto coinvolgimento verso il mondo esterno, da disturbi neurovegetativi, disforici e/o cognitivi, da tendenza ad evitare attività o situazioni che possano ricordare il trauma, da insonnia”; effetti tipici del PSTD sono: “la presenza di fenomeni di iperallerta, pensiero ossessivo sulle problematiche professionali (incubi frequenti), comportamenti di evitamento tendenti ad allontanare ogni situazione che ricordi il problema, disturbi d’ansia e depressivi”; il DSM IV specifica l’intensità del disturbo post-traumatico da stress in: “acuto” (la durata dei sintomi è inferiore ai tre mesi), “cronico” (la durata dei sintomi è di tre mesi o più), ad “esordio ritardato” (l’esordio dei sintomi si verifica almeno sei mesi dopo l’evento stressante);
- il DDA è definito nel DSM IV come: “un disturbo connotato dallo svilupparsi di sintomi emotivi o comportamentali clinicamente significativi in risposta ad uno o più fattori psicosociali stressanti identificabili”; elementi caratteristici del DDA sono: “un fattore di rischio di intensità e durata inferiori a quelle del PSTD, ansia e depressione”; dalle percentuali sui casi sembra che la diagnosi di disturbo dell’adattamento sia più frequente nei casi di Mobbing.
Gli effetti sono quelli tipici del PTSD (disturbo post traumatico da stress) e DDA (disturbo dell’adattamento):
- il PTSD è definito nel DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali) come: “variante dei disturbi d’ansia caratterizzato dalla sperimentazione di uno stato d’animo di particolare risonanza affettiva evocato da eventi estremamente traumatizzanti di cui il soggetto sia vittima, testimone o da cui risulti comunque coinvolto (lutto, aggressione violenta, calamità naturali, disastri stradali, ferroviari, Mobbing, etc.). La sintomatologia si caratterizza per l’esistenza di un ricordo invasivo, un flashback, attraverso il quale un soggetto rivive l’evento traumatizzante accompagnato da attenuazione della responsività, da ridotto coinvolgimento verso il mondo esterno, da disturbi neurovegetativi, disforici e/o cognitivi, da tendenza ad evitare attività o situazioni che possano ricordare il trauma, da insonnia”; effetti tipici del PSTD sono: “la presenza di fenomeni di iperallerta, pensiero ossessivo sulle problematiche professionali (incubi frequenti), comportamenti di evitamento tendenti ad allontanare ogni situazione che ricordi il problema, disturbi d’ansia e depressivi”; il DSM IV specifica l’intensità del disturbo post-traumatico da stress in: “acuto” (la durata dei sintomi è inferiore ai tre mesi), “cronico” (la durata dei sintomi è di tre mesi o più), ad “esordio ritardato” (l’esordio dei sintomi si verifica almeno sei mesi dopo l’evento stressante);
- il DDA è definito nel DSM IV come: “un disturbo connotato dallo svilupparsi di sintomi emotivi o comportamentali clinicamente significativi in risposta ad uno o più fattori psicosociali stressanti identificabili”; elementi caratteristici del DDA sono: “un fattore di rischio di intensità e durata inferiori a quelle del PSTD, ansia e depressione”; dalle percentuali sui casi sembra che la diagnosi di disturbo dell’adattamento sia più frequente nei casi di Mobbing.

L’essere sottoposto ad attacchi continui e sistematici nel tempo induce ad uno stato di stress intenso, l’organismo tenta di rispondere attingendo il più possibile alle proprie risorse energetiche, ma a lungo andare queste energie si esauriscono, lasciando il posto ad un disagio sempre più profondo e a disturbi di varia natura (anche di carattere psicosomatico); “il soggetto mobbizzato si ritrova a gestire una sofferenza che interessa tutto il suo essere ove le sintomatologie fisica e psicologica appaiono strettamente interrelate: difficoltà di respiro, palpitazioni, disturbi del sonno, nervosismo, senso di affaticamento, angoscia continua, crisi di pianto, dolori muscolari, funzioni gastriche e digestive irregolari, alterazioni del peso combinati con sentimenti di umiliazione, perdita della fiducia in se stessi, riduzione del livello di autostima, manifestazioni depressive”. La conseguenza estrema del Mobbing spesso è la decisione per la vittima, in preda ad una forte depressione o ad un esaurimento nervoso serio, che l’unica via di uscita plausibile sia il suicidio; S.Riguzzi afferma che: “il suicidio non è affatto un epilogo raro, in Svezia un suicidio su sei è causato dal Mobbing e, secondo le prime ricerche effettuate in Italia, il Mobbing è anche nel nostro paese la causa di una percentuale di suicidi che oscilla tra il 10% ed il 20% di quelli annui”.
Di seguito riporto i principali disturbi psicosomatici associati al Mobbing: bulimia, bruciori di stomaco, problemi gastrici, ulcera (apparato digerente); mancanza di fiato, problemi di respirazione, senso di oppressione (apparato respiratorio); dolori muscolari, senso di debolezza alle gambe, sudorazione, tremore (arti); cefalea muscolo-tensiva, cervicale, mal di schiena (collo-spalle); infarto del miocardio, palpitazioni, tachicardia (cuore); annebbiamento temporaneo della vista, dermatosi (occhi); disturbi cutanei, psoriasi (pelle); calo difese dell’organismo (sistema immunitario).


1 commento:
Ehi Ale...bella l'idea di parlare di mobbing..come mai hai scelto di creare questo blog?
Comunque sia, per fortuna nel mio corso di studi c'è stato un esame di criminologia nel cui programma era inserito un libro riguardo il mobbing, almeno qualcosa ho imparato...!
Sono d'accordo con te sul tema della flessibilità: la società, infatti, "porta la bandiera " della flessibilità nell'epoca attuale, cioè definita ""ipermoderna", in quanto contrapposta alla rigidità e alla standardizzazione dell'epoca moderna, che tanto ha oppresso l'uomo..ma secondo me, la flessibilità ke ci impongono non è affatto un'opportunità bensì un'arma nelle mani delle imprese ke riduce i diritti dei lavoratori!
Cmq anke io ho un blog, x la mia tesi di laurea..vienimi a trovare, anzi venite tutti voi ke leggete il blog di Ale!
musicaeconvergenza.blogspot.com
Bacini
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